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I podcast per “evadere”

Quando siamo diventati zona rossa per la prima volta mi sono sentita colta impreparata: che cosa faccio? Cosa leggo? Come mi ricarico?
Ho iniziato a cercare, tra i miei contatti e tra le cose belle del web un viaggio che potesse accompagnare le giornate sempre uguali. Ed ho scoperto i podcast.
Sentire una voce calma che racconta, che parla della vita che c’era, che esiste fuori dai diversi lockdown mi ha fatta ricaricare, mi ha fatta sentire parte di un mondo che, anche nell’immobilità, cammina.
Ho deciso di raccontarvene due perché immagino questo Natale come qualcosa di completamente diverso da quelli a cui siamo abituati. Un Natale più raccolto, più silenzioso, un Natale forse più solitario.

Mi sono immaginata il tempo per sedermi ed ascoltare, ascoltare qualcosa di bello, di appassionante, che faccia ridere e riflettere, a volte piangere perché ci si sente così vicini che sembra possibile toccarsi.

Ne ho scelti due, che amo pazzamente.

Carla: una ragazza del Novecento

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Il primo, e vado in ordine di tempo d’ascolto per me, è Carla: una ragazza del Novecento di Sara Poma. La Poma racconta la storia di sua nonna Carla, che morendo ha lasciato un quaderno di ricordi. Dopo anni abbandonato sugli scaffali della libreria a prendere polvere, la sorella di Sara decide di trascrivere su digitale tutte quelle parole e Sara coglie l’occasione di raccontare sua nonna in un podcast. Il racconto di Carla è immenso: non pensate ad una povera casalinga che racconta le sue giornate appese ai fili della biancheria, no Carla è tutta un’altra cosa. È resilienza e attualità, è voglia di rinascita, è Storia (con la S maiuscola), è legame con la propria terra, è famiglia ed è coraggio di vivere. Il tutto raccontato con una voce calda e tanti interventi esterni che facciano percepire come la vita di ognuno possa essere inestricabilmente legata alla vita del paese entro cui vive, nell’epoca storica che abita e nei mezzi che può o decide di avere per correre incontro al tempo che passa. Meraviglioso, toccante, leggero eppure intriso di personalità, lo consiglio a tutti coloro che vorrebbero ancora avere la propria nonna seduta accanto per perdersi nelle parole di altri tempi.

 

Pesto

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Illustrazione di Ottavia Baldi – www.ottaviabaldi.com

Il secondo podcast di cui vi parlo è scritto, raccontato, montato e caricato su Spotify da Valentina Aversano, nei social Signorinalave, un pozzo di scienza per ciò che riguarda i libri e una persona che crea ricchezza intorno a sé. Ha dato vita ad una vera e propria community su Instagram attraverso le chiacchiere del mercoledì, uno spazio aperto di cui è moderatrice, in cui gli utenti attraverso il box domande lasciano un pensiero, un’intuizione, una domanda, una risposta. E’ bello leggere e parteciparvi, ci si sente davvero meno soli e in relazione con una parte di mondo. La Aversano ha dato vita anche a questo podcast intenso, Pesto, in cui racconta “i fatti suoi”. Ed uno pensa, beh e dove sta la cosa divertente? O illuminante?

La Aversano racconta le sue giornate con una chiarezza di sguardo infinita, è come se riuscisse a farsi a pezzetti per raccontarsi meglio; lo fa con una capacità immensa di creare mondi con le parole, immagini a cui attingere camminando per strada. Mi vedo il corridoio e il balcone da cui parla, la sua scrivania in corridoio, lei che balla per le strade di Roma. Sono pezzi relativamente brevi di chiacchiere tra amiche, in cui senza giudizio si riesce a raccontare quella parte che rischiava di rimanere sepolta. La sigla immaginaria è poi fantastica: ognuno ha la sua, a volte ci metto i violini leggeri, altre volte il trillo del telefono, o ancora i piatti della batteria e il rullo dei tamburi. E’ come se mi appartenesse, come se telefonassi alla mia amica e ci raccontassimo la giornata: alla fine ci si sente svuotate del superfluo e più ricche, più libere di orientarsi di nuovo verso il proprio punto fermo, verso il proprio obiettivo. Non quello lavorativo o legato al dovere, ma finalmente quello del piacere, che fa sentire noi stesse anche in mezzo alla bufera. Ecco Pesto è questo, un caffè con brioches al bar preferito con l’amica del cuore.

In questo Natale cercherò il contatto, l’amore, la vicinanza. L’amicizia è quello che sento mancarmi di più in questo lockdown, mi aggrappo alle parole e spero che la tormenta passi lasciandomi un po’ più consapevole di prima.

 

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2 Commenti

  • Federica
    Reply
    Federica
    26 Dicembre 2020 at 18:21

    Che bei podcast Michela! Li ascolterò sicuramente in questi giorni.

  • Avatar
    Reply
    Mary
    27 Dicembre 2020 at 19:23

    Ottima idea questa dei podcast! Ne approfitto per fare qualcosa di diverso oltre alla lettura! 😉

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